L'albero più bello

Nel più bel parco della città, c'era un albero che era il più bello fra tutti gli altri alberi, e che aveva un ramo più bello di tutti gli altri rami. Da questo ramo nasceva una foglia che era la più bella foglia, del più bell'albero, del più bel parco della città e che quell'autunno aveva deciso che per nulla al mondo si sarebbe lasciata cadere a terra, come invece avrebbero fatto tutte le altre foglie, di tutti gli altri rami, di tutti gli altri alberi, di tutti gli altri parchi della città. - Che senso ha, - spiegava alle altre foglie, - lasciarsi cadere in quella poltiglia fangosa e farsi calpestare dal primo paio di scarpe che passano, o peggio dal primo paio di ruote, o peggio dal primo cane che... Insomma, mi sono spiegata benissimo: io di qui non scendo! Punto e basta.- Concludeva con tono risoluto a chi le diceva di lasciarsi andare come tutte le altre, perchè era così che bisognava fare. Ma non c'era verso. L'autunno, comunque, era ormai arrivato da un pezzo e tutte le foglie, di tutti i rami, di tutte le piante, di tutti i parchi della città, sentendo l'inverno alle porte, si lasciavano dolcemente cadere sul terreno colorandolo tutto e lasciando gli alberi completamente spogli. -Eh, no! Io non ci casco!- diceva alle compagne a terra, -Bello il tappeto giallo sotto il tronco, ma che ne sarà di voi alla prima nevicata? Poltiglia!- -E' quassù che bisogna stare!- continuava, -Verdi e profumate in primavera, ombreggianti in estate, rosse e vivaci in autunno. Poi denti stretti per qualche mese, ma eccoci di nuovo fresche e verdi in primavera, ombreggianti in estate e così via! Noi siamo le foglie del più bell'albero del parco: non possiamo lasciarci andare così!- Un vero comizio.

Giorno dopo giorno, intanto, l'inverno avanzava portato dai gelidi venti del nord, che con fredde sferzate scuotevano tutti i rami, di tutti gli alberi, di tutti i parchi della città e li ricopriva di rugiada gelata. Il gelo, la pioggia insistente, la neve e la fatica per rimanere aggrappata al ramo avevano ridotto così male la nostra piccola foglia, che a guardarla aveva più che altro, l'aspetto di una vecchia spina rinsecchita. Lei però, non sembrava accorgersene e già si vedeva a primavera, fresca brillante e sorridente più che mai.

Ma quando, finalmente la primavera arrivò e l'aria iniziò a profumarsi e tutti i rami, di tutti gli alberi, di tutti i parchi iniziavano a coprirsi di piccole gemme verdi, l'unico a non dare segni di risveglio sembrava essere proprio l'albero più bello, con il ramo più bello a cui per tutto l'inverno aveva voluto rimanere aggrappata una foglia che ora non sembrava più una foglia. E le piccole gemme dell'albero che timidamente provavano a schiudersi al sole di marzo, vedendo quella mummia rinsecchita appesa al ramo, non volevano aprirsi. Così, mentre in tutti i parchi, su tutti gli alberi, tutti i rami fiorivano e rinverdivano, l'albero più bello, del parco più bello, sembrava l'albero più secco. Tanto secco che nemmeno gli uccellini vi si posavano più. Tanto grigio che più nessuno lo guardava, tanto brutto che il guardiano, un giorno, decise di abbatterlo credendolo già morto. - Tagliarlo?! Ehi vecchio, dico ti è andato in fumo il cervello?!- Urlò incredula la foglia, - Dico, stiamo parlando dell'albero più bello, del parco più bello di tutta la città! E si dà il caso che io abbia fatto una fatica del diavolo per rimanere, tutto questo maledetto inverno, appesa a questo che è il ramo più bello di tutto l'albero! E sai il perchè? Perchè io sono la foglia più bell...- Non finì la frase. In quel momento una goccia di rugiada primaverile, stava scivolando sul ramo e la foglia vi vide la sua immagine riflessa. Subito non si riconobbe. Poi capì. Forse pensò che avevano ragione le sue compagne, che con dignità si erano lasciate cadere quando era tempo. Forse si vergognò per tutto quello che aveva detto. Forse non ci pensò neanche tanto e mollò la presa lasciandosi cullare dal vento che la posò a terra. Solo allora riacquistò il suo aspetto di foglia, di foglia caduta da un albero. Allora anche le piccole gemme che la videro si accorsero di essersi spaventate per nulla e si schiusero in mille fiori e mille foglie, sorridendo a quella vecchia compagna caduta da quel grande albero, che il guardiano non tagliò più, contento che gli uccellini si posassero ancora sui rami più belli, dell'albero più bello, del più bel parco della città.

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