Una farfalla

C'era un bambino di nome Giacomo, che un bel giorno disegnò una bellissima e coloratissima farfalla. Gli era riuscita proprio bene, talmente bene che Giacomo si stupì nel vederla rimanere ferma su quel foglio anziché spiccare il volo.
Così, invece che essere contento per aver disegnato una bellissima farfalla, Giacomo era triste perché la sua farfalla non poteva volare. Ma non si perse d'animo e provò a cercare qualche amico che lo potesse aiutare. Iniziò con il folletto del sottotetto, da cui andava a giocare quando si sentiva un po' solo.

Era un amico tutto suo, davvero prezioso e pieno di risorse fantasiose: certamente, lui avrebbe fatto volare la sua farfalla. Fantasioso e pieno di risorse sì, ma le farfalle disegnate non erano il suo forte; anzi secondo lui quella, a volare proprio non ce l'avrebbe fatta. Un po' indispettito dalla risposta del folletto, Giacomo non si perse d'animo. Pensò che come amicizia non valeva un granché e si incamminò per andare dal cagnone Anselmo, un vero amico con cui aveva passato tanti pomeriggi correndo a perdifiato. Di lui ci si poteva fidare e certamente gli avrebbe suggerito una soluzione per far spiccare il volo alla sua coloratissima farfalla. Amico fidato, mica tanto! Visto che l'unica cosa che seppe dire quando vide la farfalla disegnata, fu che se avesse volato, si sarebbe divertito ad inseguirla e a prenderla con i suoi grossi zamponi. Ma guarda tu che amici! Pensò rammaricato Giacomo.

Ma non si perse d'animo e si avviò per andare dall'astronauta Jimmy: un vero eroe intergalattico che dopo viaggi interplanetari e battaglie cosmiche, era atterrato sotto il suo albero proprio lo scorso natale. Certo uno che ha volato da una galassia all'altra conoscerà un modo per far volare la mia magnifica farfalla, pensò Giacomo. Ma si sbagliava.
Forse perché tutti quei viaggi l'avevano un po' frastornato, o forse perché aveva le pile un po' scariche, fatto è che l'astronauta Jimmy se avesse saputo far volare qualcosa, non sarebbe stata la farfalla, ma la sua astronave, visto che ultimamente aveva qualche problema e riusciva solo a muoversi su e giù per la stanza su quelle sciocche rotelle gracidanti.
Stupido astronauta egoista! Pensò Giacomo arrabbiato. Ma non si perse d'animo e si avviò per andare al campetto dove si allenava. Là avrebbe trovato una persona che gli dava sempre un sacco di consigli e suggerimenti giusti: il suo allenatore. Ma quel giorno non era il giorno dell'allenamento e al campetto non c'era nessuno. Giacomo stavolta si sentiva proprio sconsolato e triste. Con in mano la sua magnifica farfalla disegnata e con gli occhi gonfi di lacrime se ne tornò a casa.
-Giacomo! Cosa sono quei lacrimoni? Wow, che magnifica farfalla! Non mi dire che l'hai disegnata tu? Sembra vera! Peccato solo che non voli! Però, però, però... non è mica detto sai... Che ne dici se proviamo a fare una cosa?-
Da non crederci! Giacomo con ancora le lacrime agli occhi stava a guardarlo armeggiare con forbici, colla e un lungo spago; e quando insieme uscirono per far volteggiare nel cielo come un aquilone, la coloratissima farfalla, Giacomo pensò che era troppo, troppo forte suo papà!

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