La fatina dai mille colori

Mica tutte le fate sono come ce le immaginiamo. Belle, buone, gentili e generose, sempre pronte ad intervenire a fin di bene. No. Non tutte sono così. A quei tempi, ad esempio, la Regina del regno delle fate, era una fata molto, molto severa, egoista e quel che è peggio, capricciosa. Se non fosse stato per il fatto che era regina di un regno di fate, tutti avremmo senz'altro pensato che si trattasse di una strega! La strega... scusate, la Regina voleva sempre che ogni suo desiderio fosse soddisfatto, e di desideri ne aveva tanti e sempre diversi. Così, tutte le fate del suo regno, anzichè dedicarsi ad incantesimi più seri e generosi, passavano il loro tempo a studiare nuovi incantesimi per soddisfare ogni desiderio della loro incontentabile Regina. La fatina Lalla, ad esempio, doveva provvedere a inventare nuovi colori per il giardino del castello: ogni settimana un colore nuovo da inventare. Mica facile! Anche se si è fate! E guai se si fosse ripetuta: la Regina si sarebbe infuriata e vendicata con terribili incantesimi, che detto tra noi, sembravano stregonerie.- Che compito stupido ed inutile. pensava Lalla, - Con tanti posti tristi e grigi che ci sono al mondo, devo perdere tempo con questa capricciosa!- Lalla si lamentava, ma incantesimo dopo incantesimo, settimana dopo settimana, non aveva mai deluso la sua viziata ed incontentabile sovrana. Un giorno però, dopo le mille sfumature dei blu, dopo le mille e mille gradazioni dei gialli, dopo le mille e mille e mille tonalità dei rossi, Lalla si sbagliò e ripetè lo stesso incantesimo che cento settimane addietro aveva usato per creare una particolare tonalità di Lilla che aveva chiamato "Lilla tramonto sul lago". Nessuno di noi se ne sarebbe certamente accorto, ma la Regina, come vide quel colore nel suo giardino, si ricordò che era lo stesso di cento settimane indietro.

Sentendosi presa terribilmente in giro per questo perfido affronto, andò su tutte le furie e per vendicarsi con una magia malvagia tolse tutti i colori dal suo regno e li imprigionò dentro la sua corona. Non solo, la sua furia era talmente grande, che vi racchiuse anche tutti i poteri che le altre fate avevano. Ora tutto il paese era bianco e nero, triste e tetro, e anche il sole quando c'era emanava una pallida luce. Solo una magia avrebbe potuto liberare i colori dalla corona della Regina. Ma ora, nessuna delle fate era più in grado di farne. Fu così che allora, la fatina Lalla, si mise in viaggio per andare a chiedere consiglio al Gufo saggio che stava alla grande quercia; lui forse le avrebbe indicato una soluzione. Certo, anche il Gufo saggio avrebbe voluto fare qualcosa; ma cosa? Era così triste, ma così triste per essere circondato quel mondo tutto grigio che le idee sagge facevano fatica a venirgli in mente. Lalla allora riprese il cammino e andò dalla Rana del canneto che aveva sempre mille idee, ma la trovò in lacrime: il suo verde stagno era diventato una triste pozza d'acqua grigia. Per far tornare i colori avrebbe voluto far qualcosa anche lei, ma cosa? Le lacrime le impedivano di pensare. Ci voleva proprio una magia! Così la piccola fatina riprese il cammino per cercare lo gnomo Guglielmo che abitava nel bosco.

Lui forse aveva una soluzione adatta per far tornare i colori nel regno. Così, dopo aver camminato per giorni e giorni, finalmente lo incontrò. Anche lui era sconsolato e triste perchè gli gnomi amano le cose magiche e colorate! Avrebbe voluto far qualcosa... ma che cosa? Soluzioni non ne aveva... Un momento, un momento, forse però una soluzione ci poteva essere... Tempo fa aveva sentito la Cicala cantare una strana storia di un Drago messo a far la guardia ad un piccolo e raro fiorellino luccicante. Strano: un Drago a guardia di un piccolo fiore: forse valeva la pena di saperne di più. Così tutti e due si misero in cammino per cercare il piccolo fiore. Dopo lungo camminare arrivarono in un posto sconosciuto, desolato e grigio triste come non mai, dove in una grotta stava un grosso drago. Ai suoi piedi era piantato un piccolo fiorellino luccicante, che emanava mille piccoli bagliori di mille colori diversi. Rattristato evidentemente anche lui da quel paesaggio grigio e spento, il drago se ne stava del tutto innocuo, assorto e malinconico ad ammirare il fiorellino, unico minuscolo punto colorato e brillante in quella tetra e desolata pianura. La fatina Lalla e lo gnomo Guglielmo, vedendo il drago così sconsolato, gli dissero che se avesse permesso loro di sotterrare quel piccolo fiore per portarlo dove loro sapevano, ben presto tutto il regno sarebbe tornato magico e colorato come prima.

Il grosso drago si dimostrò entusiasta del progetto, anzi, durante la notte li portò in volo fino nella stanza della Regina. La notte infatti, era l'unico momento in cui si toglieva la corona. Così mentre, ignara di quello che le stava accadendo, la Regina russava sonoramente, Lalla tirò fuori il piccolo fiorellino e lo posò sopra la corona. Accadde allora l'incantesimo che tutti aspettavano. In una baraonda di lampi, tuoni e fulmini, tutti i colori e tutte le magie finora lì racchiusi, uscirono dalla corona della regina e tornarono a riempire il piccolo regno. E come ciò avvenne, la Regina delle fate si tramutò in una brutta e grinzosa stregaccia, che fu immediatamente cacciata dal regno, mentre il drago triste e malinconico divenne un simpatico e giovane elfo con cui Lalla si divertì ad andare in giro per colorare tutti i posti del mondo che sono tristi e grigi. Tutti, tranne quello dove andò ad abitare la stregaccia.

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