LA COMUNICAZIONE AI GENITORI E LE LORO REAZIONI

Il cuore è riconosciuto per tradizione come l'organo principale non solo in senso fisiologico, ma anche in senso metaforico, poichè molti detti gli riconoscono un ruolo come sede delle emozioni e dei sentimenti. Inoltre tutti sanno che se il cuore smette di funzionare la vita termina. Per questi motivi tutte le comunicazioni mediche che riguardano le malattie del cuore in linea di massima generano più ansia e preoccupazione rispetto alla comunicazione di altre malattie.

Quando i genitori apprendono dell'esistenza di una malformazione cardiaca, e questo nella grande maggioranza dei casi avviene nei primissimi giorni di vita, la percepiscono come una catastrofe: essi hanno vissuto i mesi della gravidanza come un'attesa gioiosa di un bambino sano e la nascita di un bambino affetto da una cardiopatia implica per loro la perdita di un bambino normale. A questa perdita dovranno rassegnarsi prima di accettare pienamente l'arrivo di un bambino malato. Spesso i genitori si sentono impotenti o provono sentimenti di rabbia e tentano di incolpare qualcuno o qualche cosa o di ricercare una causa il più delle volte introvabile. Spesso provano, senza ragione, un senso di colpa per aver creato una situazione di cui ovviamente non sono responsabili.

In questa fase i genitori hanno bisogno di essere sollevati da possibili responsabilità e di avere spiegazioni chiare sulla salute del propro figlio, sulle indagini diagnostiche e sulle terapie necessarie e sui risultati che da esse ci si aspetta, che fortunatamente sono molto buoni nella maggior parte dei casi. Alcuni genitori possono aver bisogno di un'assistenza psicologica, altri troveranno sollievo nel parlare con altri genitori che hanno giÓ vissuto la stessa esperienza.

La mancanza di chiarezza da parte dei medici e la mancanza di accettazione serena da parte dei genitori genera più facilmente alcune reazioni psicologiche che interferiscono con lo sviluppo del bambino: la più comune di queste è l' iperprotezione, che determina un eccesso di controllo che potrà togliere al bambino la sua iniziativa naturale e rallentare il suo sviluppo psicologico verso l'autonomia. Più raramente i genitori sviluppano sentimenti di aggressività e di rifiuto nei confronti del bambino.

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