GIANCARLO RASTELLI
Una vocazione di medico

Ho avuto il destino, (alcuni direbbero la Grazia) di vivere vicino al Dr. GianCarlo Rastelli gli ultimi 2 anni della sua vita, gli anni dei suoi
massimi successi scientifici e anche quelli della sua battaglia contro il male a cui alla fine ha dovuto arrendersi.

Ho avuto il destino (la Grazia) di passare con lui le ultime ore della
sua vita, le prime del 2 febbraio 1970 in una stanza del Methodist Hospital di Rochester, Minnesota, sede della Mayo Clinic.

L'aver conosciuto questa persona straordinaria ed aver avuto i suoi insegnamenti in campo scientifico e in campo umano è per me un'eredità morale, da cui discende un dovere di fare conoscere agli studenti, ai giovani medici, ed anche ad altri questa figura esemplare di Ricercatore e Scienziato.

Era stato mio docente negli anni della Facoltà Medica, poi quando era già negli Stati Uniti, mi aveva aiutato nella scelta della sede dove sarei andato a perfezionarmi, e alla fine anch'io avevo scelto Rochester e la Mayo Clinic.

Non era così facile allora, come oggi attraversare l'Oceano per andare a studiare. Ci eravamo ritrovati in quell'ambiente così speciale che è la Mayo Clinic, dove giungevano medici e specialisti da tutti i paesi e continenti, richiamati dalla fama di questa Istituzione, unica al mondo. Lui più avanti di alcuni anni, che operava nel campo della chirurgia e cardiochirurgia sperimentale, io nella cardiologia infantile.

Ma oltre i punti di contatto della nostra attività scientifica c'erano le nostre radici comuni, le sue che venivano dalla Bassa, attingevano alle sponde del Po, mentre le mie scendevano dagli Appennini. Poi il Romagnosi, la stessa Facoltà Medica. E tanti altri interessi in comune.


Fu facile stabilire una colleganza ed una comunità di intenti, come forse solo in certe condizioni capita di realizzare.

Gian è stato una persona che ha ricevuto molti talenti.

E' diventato uno scienziato famoso in tutto il mondo. " Il nome di GianCarlo Rastelli è stabilito permanentemente nel vocabolario quotidiano di Cardiologi e CardioChirurghi di tutto il mondo" aveva scritto il Dr. D. McGoon, una delle figure più autorevoli della cardiochirurgia mondiale, e suo Maestro.

E' questo è l'aspetto peculiare della figura di Gian che io voglio ricordare.

Avrebbe potuto diventare un grande Musicista.

Aveva avuto una formazione musicale, (lo zio, Lino Rastelli, era stato un pianista di fama), ed aveva una grande sensibilità e conoscenza di libretti e partiture.

Mi ricordo l'atmosfera delle serate nella sua casa di Rochester, che
avevano sempre un sottofondo musicale da lui preparato con cura... Per lo più erano le note di Verdi che richiamavano le arie della Bassa Parmense, ma anche le musiche barocche, di Vivaldi, Palestrina, oppure le sonate di Purcell le cui trombe da allora mi hanno sempre affascinato.

Poteva diventare uno Scrittore o un Poeta.

Uno scrittore come il padre, che è stato pubblicista e direttore di
quotidiani. La vena di scrittore si è trasmessa come sappiamo anche alla sorella Rosangela.

Poteva diventare un Attore, per la sua presenza e per il fascino della sua comunicativa.

Kirklin, il capo della cardiochirurgia della Mayo Clinic, e uno dei pionieri della cardiochirurgia mondiale, ha scritto che l'aspetto che più lo aveva colpito di Gian all'inizio, era l'aspetto fisico di rara bellezza, rivelatore di equilibrio, armonia e di bellezza interiore. Aveva Gian inoltre una capacità straordinaria di raccontare che creava sempre un alone di fascino attorno a lui. Nelle feste era sempre il centro polarizzatore. Mi ricordo alla festa di Battesimo del mio primogenito, Giorgio John, nato a Rochester, di cui Gian è stato Padrino, con colleghi di ogni Continente e Lingua e Religione Gian era raggiante e spesso veniva a dirmi che la Festa era un grande successo!

Non amava il protagonismo e la pubblicità a buon mercato. Credo di averlo visto una sola volta contrariato e disturbato. E' stato quando aveva saputo che era uscito un articolo sul nostro giornale locale che parlava di lui in termini per così dire "giornalistici".

Da scienziato non amava che si parlasse di lui sui giornali, diceva che erano le riviste scientifiche che dovevano riportare i risultati delle ricerche, non i quotidiani e settimanali.

Conoscendo questo suo aspetto così schivo e riservato, che non amava che si parlasse di sè, già in occasione dell'incontro a Palazzo San Vitale ed anche oggi mi domando che cosa direbbe Gian di vederci qui in tanti a parlare di Lui.

Aveva ricevuto tanti talenti. Poteva percorrere tante strade.

Gian aveva scelto giovanissimo di essere Medico, per intima vocazione, una scelta in cui si fondevano perfettamente il suo desiderio di donazione agli altri e il suo innato amore per il sapere.
Già durante gli anni della Facoltà Medica e poi come Assistente della nostra Università sente il fascino della Ricerca Scientifica, e con una Borsa di Studio Nato realizza il sogno di diventare Ricercatore in uno dei massimi Templi della Ricerca, la Mayo Clinic.

Il nome di Rastelli è legato nel mondo medico internazionale principalmente a 2 conquiste che portano il suo nome: la classificazione del Canale Atrio-Ventricolare comune, una malformazione congenita che interessa le strutture della Crux Cordis, il centro del cuore, la regione in cui si incrociano i setti interatriale e interventricolare e le valvole A-V, mitrale e tricuspide.

Si tratta di uno spettro di alterazioni molteplici e di varia entità, la cui precisa conoscenza anatomica (come appunto secondo la Classificazione di Rastelli) ha permesso di dettare tecniche di interventi correttivi diversi a secondo del tipo di Canale, con una drastica riduzione della mortalità.

Questa nuova classificazione aveva valso al Dr. Rastelli un premio
speciale (Golden Award) dell'American Medical Association.

La seconda conquista è l'Intervento che porta il suo nome, The Rastelli Procedure, per la correzione di una cardiopatia complessa, la Trasposizione dei Grandi Vasi con DIV e Stenosi Polmonare.

Anche per questo risultato ottiene il massimo riconoscimento (il Golden Award) dell' American Medical Association.

Nella Medicina come in molti altri campi, specialmente nei tempi moderni di grande accelerazione, le innovazioni vengono presto superate e rimpiazzate da nuove scoperte. La classificazione di Rastelli del Canale A-V, e l'Intervento di Rastelli per la TGV, restano ancora nel vocabolario e nella pratica clinica quotidiani di cardiologi e cardiochirurghi di tutto il mondo, anche oggi come allora quando McGoon aveva scritto quelle parole più di 35 anni fa.

Quello che è veramente straordinario e singolare e stupefacente, è che questi risultati sono stati ottenuti in un arco di tempo breve e mentre Gian combatteva una battaglia per la sua salute contro un male che fino ad allora non lasciava speranza.

Gian aveva molta fiducia nella Mayo Clinic, sapeva che era il miglior posto dove essere curato, aveva una grande volontà e speranza di guarire, unite ad una grande gioia di vivere.

Ha continuato a lavorare fino all'ultimo, senza lasciare trasparire all'esterno il suo dramma interiore. Mostrando sempre una grande serenità, una amabilità straordinaria con i pazienti come con i colleghi. Io ho saputo della sua malattia solo in occasione dell'ultimo ricovero.


Il Dr. John Kirklin, il Maestro di Gian, il chirurgo per il quale Gian aveva scelto di andare a lavorare alla Mayo Clinic, pochi giorni dopo il 2 febbraio del 1970 sulla rivista della Mayo Clinic, scriveva: "... Dr. Rastelli was too intelligent not to realize that his disease was fatal. Yet he worked happily and vigourously and productively with apparent never a thought to the sure fact that his life would end prematurely. Characteristically 2 weeks before his death he wrote me a letter announcing with pride his receipt of several honours. In this letter there was no hint of what he must have known, the disease had progressed greatly. It contained only enthusiasm for the work that lay ahead and warmth for his friends. The serenity and confidence with which Dr. Rastelli faced life and death, literaly, is the greatest of the many things he taught me."

Gian era una persona di Fede, dalla Fede ha tratto le linee direttive della sua vita, e dalla Fede ha saputo trovare la grandissima forza e dignità con cui ha affrontato la malattia e la morte, continuando a lavorare ai suoi progetti di Ricerca fino all'ultimo.

Gian ha vissuto con coerenza, con eroismo, la sua Fede di Congregato Mariano.

Mi è venuto speso alla mente in questi giorni il quesito posto da Torelli, sul suo ultimo bellissimo libro, Il Padre Eterno e Montanelli , a proposito della Fede che Montanelli diceva di non aver ricevuto in dono.

Gian è stato un grande scienziato, ha fatto grandi scoperte, ma anche all'apice del successo scientifico era rimasto per così dire piccolo, capace di stupore e meraviglia di fronte alle bellezze della natura, e di gioia per la vita, nonostante i triboli della malattia.

E' rimasto piccolo, perché come dice Gesù nel Vangelo di Luca con quelle parole così sconcertanti e dure per noi, "Così ti è piaciuto, Padre. Hai nascosto queste cose ai dotti e sapienti e le hai rivelate ai piccoli."

"Il sole, come è bello" sono state le sue parole il giorno prima del 2
febbraio, pronunciate con dolcezza, con gli occhi rivolti verso la finestra, da un giovane che "sapendo che tutto era compiuto" moriva senza un lamento.

Umberto Squarcia MD



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